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Ruzante e la musica torna indietro di un passo
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la musica nelle messinscene del novecento

Un breve accenno merita l’uso della musica nelle rappresentazioni di Ruzante dell’ultimo secolo, in particolare a partire dai lavori di De Bosio. Si può notare come la scelta di rielaborare brani del ‘500 da parte di Roberto Goitre nel 1965 per L’Anconitana e Bilora non sia legata a una volontà di puro recupero del passato, ma apra la strada ad un sempre crescente e articolato desiderio di confrontarsi con il repertorio antico e popolare per trovare nuovi spunti, nuove creazioni. In particolare, risulta illuminante in questo percorso l’operazione di Sergio Liberovici per I Dialoghi con la regia di De Bosio degli anni1965-1967: il compositore usa «un procedimento di contaminazione stilistica», che comporta «l’assimilazione del materiale sonoro contemporaneo con il materiale sonoro dell’epoca». Come egli stesso dichiara, ha immesso «materiale sonoro della musica beat, e cioè sound elettronico, con otto chitarre, in una specie di jam-session contemporanea, dentro materiale sonoro del cinquecento, costituito da musica corale, echi, cacce, madrigali, mottetti, con uso di strumenti a fiato. Si può dire che i due materiali sonori appartengono a musiche di consumo ambedue, al di là della diversità dei tempi e della diversità di struttura; e tuttavia, ambedue, proprio per questa loro natura, acquistano una particolare misura di comunicazione». La contaminazione, dunque, ritorna, con le modalità proprie del nostro tempo, a caratterizzare l’incontro con il testo ruzantiano, e i musicisti, da Vittorio Gelmetti, a Nicola Piovani, a Roberto De Simone, hanno filtrato echi remoti, e riletto la tradizione secondo le personali modalità espressive. Un caso diverso è quello di Michele Sambin, che inserisce anche Fuore de mi medesmo del 1991 nel suo particolare percorso di ricerca del rapporto immagine - suono, struttura musicale - struttura compositiva dell’opera teatrale. Interessanti sono gli apporti di Gabriella Zen, che in vari spettacoli (dal 1992 al 2003) ha inserito in scena moduli popolari o antichi (come ad esempio i cantarini e zugolari nella Betìa del 1994 con la regia di De Bosio) e fuori scena elaborazioni inconsuete, come il brano per due trombe e trombone nella Betìa del 1994 o quello per contrabbasso nei Due Dialoghi del 2003 con la regia di Michieletto. È da sottolineare infine la collaborazione ad alcuni spettacoli del mondo accademico del Conservatorio di Musica di Adria (De Pava e del Pavan nel 2001 e nel 2003, La Vaccària nel 2002): al di là delle scelte musicali (la ripresa di Anonimi del ‘500, le elaborazioni di Monica Veronesi o di Stefano Maria Ricatti), è segno di vitalità dei progetti, di coinvolgimento di realtà che solo a prima vista possono sembrare lontane, e che invece seguono anch’esse il filo dello spirito ruzantiano.

Licia Mari

BIBLIOGRAFIA

Sergio Liberovici, La contaminazione del materiale sonoro, in Significato e Fortuna di Ruzante oggi, Edizioni del Teatro Stabile di Torino, 1967


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