link alla homepage link alla direzione cultura della regione veneto
link al sito ufficiale del comune di piove di sacco
Presentazione dell'iniziativa
separatore
profilo storico
bibliografia essensiale su ruzante
i luoghi di ruzante
messinscene ruzantiane - separatore
opere di ruzante
Elenco degli spettacoli
Elenco dei registi
separatore
ruzante e la musica
separatore
iconografia ruzantiana
Ruzante ed il cinema
pulsante eventi - separatore
eventi / spettacoli
eventi / convegni
attività per le scuole
pubblicazioni
altri eventi
banda finale
L'Anconitana e Bilora torna indietro di un passo

RASSEGNA STAMPA PER LA TOURNEE IN FRANCIA:

Ruzante dato a Parigi dallo Stabile di Torino.

«Se sapeste quale fatica abbiamo fatto noi stessi per imparare questo dialetto padovano!», viene a dire, in francese, uno degli attori prima del’inizio della rappresentazione, nel corso del prologo aggiunto alle due opere del Ruzante portate Oltr’Alpe dal Teatro Stabile di Torino. A Grenoble, a Saint Etienne, a Bèaune, a Strasburgo il pubblico è scoppiato sempre a ridere in quel punto: in teatro si trovano molti italiani, molti veneti. Quelle città non erano mai state visitate da compagnie italiane di prosa. Il teatro stabile di Torino ha effettuato con successo questo primo giro di sondaggio che si è spinto anche a Bruxelles e che si è concluso ora a Parigi.

L.BO., Ruzante dato a Parigi dallo Stabile di Torino, in «Corriere della Sera», 9 aprile 1965

L’Anconitaine

Le rôle du valent roublard, chanteur et acrobate, est tenu par un virtuose dont la faconde évoque celle de Robert Hirsch. Son nom: Paolo Graziosi; il joue sur toutes les gammes du rire et du charme, dévalant les escaliers du décor, bondissant et virevoltant autour de ses partnaires, allant de cabrioles en pirouettes de la cour au jardin sans que rien dans son jeu ne paraisse superflu. Victoire de l’instinct et de la juste mesure.

La mise en scène de Bosio s’inspire à l’excès peut-être du néo-réalisme des années 50. Cette impression est accentuée par les décors très habiles pourtant de Luzzati: de hautes maisons mobiles de style renaissance mais sombres et délabrées, alors que le faste eût mieux convenu. Leur ambiance était mieux adaptée à Bilora.

Il ruolo del valente scaltro, cantante e acrobata, è sostenuto da un virtuoso la cui gamma espressiva richiama quella di Robert Hirsch. Il suo nome: Paolo Graziosi; egli gioca su tutte le possibilità del riso e del fascino, precipitandosi sulle scale della scena, saltellando e svolazzando attorno ai propri compagni, e andando di capriole in piroette dalla corte al giardino senza che nulla nel suo recitare sembri superfluo. Vittoria dell’istinto e della giusta misura.

La messa in scena di De Bosio s’ispira all’eccesso, forse, del neo realismo degli anni 50. Questa impressione è accentuata dalle ingegnose scene praticabili di Luzzati: delle alte abitazioni mobili in stile rinascimento ma cupe e scalcinate,... Il loro aspetto era più adatto al Bilora.

Claude Baignères, L'Anconitaine, in «La Figaro», 9 aprile 1965

 

RASSEGNA STAMPA PER LA TOURNEE IN ITALIA:

«L’Anconitana» e «Bilora» del Ruzante riunite in uno spettacolo al Carignano.

Predominio assoluto dell’attore, esigente abbondanza dei monologhi, parola che crea l’azione, «prodigiosa abilità tecnica».

Alla quale il De Bosio ha mirato allestendo uno spettacolo sollecito di particolari descrittivi, spezzettato nel pittoresco, lieto di canti e di danze, ma che si accentua poi e definisce nel dialogo. La scenografia (di Emanuele Luzzati) è divertente, si compone e scompone nelle sue apparecchiature secondo le esigenze della commedia. Siamo a Padova, case e casette, ponticelli, terrazze, tante botteghe, il palcoscenico è contornato di piccole botteghe che schiudono i battenti, espongono le merci, selvaggina, uova, stoffe, stoviglie, e donne appaiono alle finestre, cortigiane occhieggiano, s’intravvedono nell’ombra vicoletti, piazzette, luoghi oscuri propizi all’avventura erotica, alla frode, all’assassinio. Cose belle e a tratti quasi ingombranti.

[…]

Potrebbe essere grand-guignol ed è, a nostro gusto, un’opera superba che in pochi tratti accoglie la sordida risata, l’orrendo strazio di un uomo che pur di godere ancora una volta la procace bellezza della moglie è pronto ad ogni umiliazione, e l’efferatezza sessuale che si avventa e uccide.

Non ci pare che l’interpretazione di iersera abbia tenuto conto di questi due tempi e momenti. Subito il tono fu serio, grave, lamentoso, dolente; la figura del contadino criminale fu sminuita perché non ne scorgemmo il fondo, che è comico in un limite grottesco, in una ridicolezza che si converte in follia; e il vecchio fu più autorevole che odioso, e la moglie con i modi troppo crudeli non rivelò le sfumature più elastiche e alacri dell’inganno femmineo. Questo ci è parso l’errore di una rappresentazione calcolatissima, ma che non si è affidata al meraviglioso scatto lucente che capovolge all’improvviso il dolore beffato in un fatto di sangue.

L’attore Carlo Bagno, nell’opaca grossezza plebea, nello spasimo dei sensi insoddisfatti, ha tuttavia saputo raffigurare una specie di essere primitivo che patisce con tutte le viscere e non sa nulla di più, e Marina Bonfigli ha tagliato netto il personaggio in una torva procacità.

Francesco Bernardelli, "L’Anconitana" e "Bilora" del Ruzante riunite in uno spettacolo al Carignano, in "La Stampa", 21 aprile 1965.

Ruzante, voce del mondo popolare.

Lo spettacolo di De Bosio comincia proprio con degli attori festanti, che via via si vestono «a la vilanescha» e danno inizio alla loro recita. Se l’invenzione non è originale, qui tuttavia riesce efficacemente ad introdurre lo spettatore nel mondo ruzantino, che è anzituto mondo di teatranti […] che, professionisti del mestiere, […] recitavano per vivere.

[…]

Qui, poi, il Ruzante è importante perché sta inequivocabilmente alle soglie della trasformazione in «zanni», cioè nel servo affamato e furbo, o sciocco e villano, della commedia dell’arte.

[…]

Lo spettacolo di De Bosio punta proprio su questa indicazione ruzantina, e la sua Anconitana (allestita con estrema accuratezza), forse eccede già nel far propendere il Ruzante verso Arlecchino, verso lo Zanni, in ciò condizionata, anche, dalla straripante energia, dalla scatenata vitalità dell’attore Paolo Graziosi, che fa un Ruzante vorticoso e irrefrenabile, troppo maschera danzante, pronta ai lazzi […]. E’ comunque, la sua, una prestazione che rivela notevolissime possibilità: essa, tuttavia, probabilmente, nuoce un poco al gioco di insieme, che risulta su un registro più calmo, più parlato, e anche più consueto.

[…]

Proiettori a vista, scenografia (di Emanuele Luzzati) costruita (nel solito stile dello scenografo genovese, impegnato in una sua ricerca, forse un po’ formalistica, di impiego di certi materiali – qui si ha l’impressione che dominino elementi impagliati) proprio come macchina di scena (senza riferimenti storici) indicano l’intenzione della regia, per uno spettacolo–teatralità, gioco degli attori, evento di convenzione, non favolosa, ma critica, col pubblico. Il che, se è giusto in linea teorica, ha dei rischi, quando non si raggiunga come obiettivo calcolato, con forze omogenee. Vogliamo dire che può forse succedere come talvolta qui, che il gioco, la spettacolarità (quello che i colleghi francesi hanno chiamato in senso elogiativo «delirio visuale»), finiscano con l’ostacolare, anzi che favorire l’accesso del pubblico al testo, alla parola. A tale spettacolarità appartengono, per esempio, le sia pur azzeccate, ma forse eccessive coreografie (di Marta Egri). Roberto Goitre ha elaborato le musiche (su originali del ‘500). La serata si chiude con un bilancio eccezionale di applausi e di ilarità.

ARTURO LAZZARI, Ruzante, voce del mondo popolare, in «L'Unità», 21 aprile 1965

 

«L’anconitana» e «Bilora» presentati allo Stabile di Torino.

E a Bilora, De Bosio ha dedicato evidenti cure, ben secondato dalla ruvidezza e impulsività di Carlo Bagno e dalla tagliente precisione di Marina Bonfigli. Ma una più lucente intuizione e una maggior ricchezza di motivi accortamente disciplinati sembrano averlo assistito nell’allestimento dell’Anconitana, spettacolo improntato a una cifra che per essere rusticale non pretende d’esser festosa. Nella sua animazione si coglie anzi un’ombra costantemente cupa, cui si ispirano anche le scene (ingenosamente mosse) e i costumi opachi di Emanuele Luzzati, e in certa misura le coreografie di Marta Egri e la elaborazione musicale di Roberto Goitre. Ma la rappresentazione è unitaria, singolarmente equilibrata, e nell’equilibrio generale conferisce il massimo rilievo ai personaggi di Ruzante e di Sier Tomao, rispettivamente assunti da Paolo Graziosi, non mai ammiccante, nel quale l’astuzia serba alcunchè di primitivo, e nel cui piacere già si insinua un’acre presagio, attore sempre bene atteggiato e che non fa pesare il vincolo della parola desueta (insomma, una bella interpretazione), e da Alvise Battain la cui comicità è fertile e franca.

Gli altri, tutti lodevoli, oltre alla Bonfigli che è una scattante Ginevra, sono Leida Negroni (ottima Bessa), Mariella Zanetti, Annabella Andreoli, Alessandro Esposito, Attilio Cucari, Gualtiero Rizzi, Anna Mazzamauro, Clara Droetto e Daniela Ossola.

Successo vivissimo.

RAUL RADICE, «L’anconitana» e «Bilora» presentati allo Stabile di Torino, in «Corriere della Sera», 6 maggio 1965

RASSEGNA STAMPA PER LA TOURNEE IN EUROPA DELL'EST

Tournèe in Europa dell'est

Nella primavera del 1966, in un giro nei Paesi dell'Europa orientale, lo Stabile di Torino porta l'Anconitana in Ungheria, Cecoslovacchia e Unione Sovietica.

Al Teatro Nazionale di Budapest: "il pubblico ungherese ha manifestato la sua simpatia per gli attori italiani con applausi a scena aperta (ne sono stati registrati 15) e chiamate alla fine della recita (14)".

Al Teatro del Cremlino lo spettacolo riceve ben: "sei minuti di applausi ininterrotti e scanditi (segno per i russi di particolare consenso). (…) l'ilarità del pubblico è stata incontenibile".

Festoso debutto a Budapest del Teatro Stabile di Torino, in «La Stampa», 29 marzo 1966; Nuovo successo a Mosca dello Stabile di Torino, in «La Stampa», 17 aprile 1966 in ROBERTA MARCOTULLI, Teatro di dopoguerra. Ruzante sulle scene italiane del Novecento, tesi di laurea, Università degli Studi di Roma "La Sapienza", 1998-1999