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GIUDIZI CRITICI:
Testo 3:
Andrea Bisicchia - Il senso dello spettacolo
Un viaggio dentro il Beolco, non una antologia; un viaggio che avrebbe
dovuto intitolarsi, come annotò Ludovico Zorzi, Ruzante e i Cardinali,
aristocratici e popolo, in una specie di mediazione forse diversa
dalle realizzazioni "storiche", ma sempre controllata, sorretta
da ricerche erudite, coerente con le tematiche originarie, complessa per
le forme drammatiche adoperate, attenta a dimostrare un processo di identificazione
tra lautore ed il suo personaggio.
Andrea Bisicchia, Spazio e linguaggio in alcune messinscena ruzantiane
del secondo Novecento, in II Convegno Internazionale di
studi sul Ruzante, Venezia, Corbo e Fiore, 1989, p. 165.
Testo 4:
Ruzante e il suo doppio
Loriginalità dellimpostazione consiste nel contrapporre
e non nel sovrapporre le due nature del Beolco, quella dellautore
e quella dellattore, nonché i due mondi in cui si mosse la sua creatività:
quello cortigiano dei porporati e degli aristocratici (il pubblico) e
quello contadino (i personaggi), [
] ecco allora Beolco, e il suo
doppio (Ruzante) o, viceversa, Ruzante e il suo doppio (Beolco), scindersi
e assommarsi di continuo.
P. E. Poesio, Ecco Ruzante con il suo doppio, in «La Nazione»,
11 luglio 1981
Testo 5:
Emanuele Luzzati - Storia di una scoperta
Grazie a questo lavoro noi oggi sappiamo con certezza che il Ruzante
è uscito dal confine provinciale in cui la critica, anche la più avveduta,
sembrava relegarlo allepoca dei nostri inizi, e che egli si è trasformato
a pieno titolo in un protagonista del Rinascimento e in un autore europeo.
Gianfranco De Bosio, Ludovico Zorzi, Storia di una scoperta,
in Lattore, la Commedia, il drammaturgo, Torino, Einaudi,
1990
Testo 6:
Ludovico Zorzi - Ruzante e i Cardinali
Ruzante e i cardinali, aristocratici e popolo: così avrebbe potuto
intitolarsi questo spettacolo, allestito da Gianfracno De Bosio con il
Gruppo della Rocca.
In esso, lo specialista del teatro ruzantiano, l'unico tra i maggiori
registi italiani ad aver dedicato al Beolco un discorso sistematico che
dura da un trentennio, ripropone la sua meditazione intorno al grande
autore rinascimentale in termini radicalmente diversi da quelli dell'intensa
stagione di allestimenti che, tra il 1965 ed il 1970, lo indusse a far
conoscere al pubblico italiano e di buona parte dell'Europa, con straordinario
successo, l'Anconitana, i due Dialoghi, la Moscheta.
[
]
Dopo la giovanile e ormai "storicizzata" Moscheta del
1950, dopo il ciclo di messinscene del fortunato quinquennio, lo spettacolo
prodotto dal Gruppo della Rocca segna, per così dire, il terzo tempo della
riflessione di De Bosio intorno al Ruzante. La posta è alta, oltre che
diversa: si tratta di porgere allo spettatore, in termini interrogativi
e dialettici, la sintesi di un insieme di opere che, dalla prima prova
drammaturgica del Beolco, la Pastoral, a quella che è probabilmente
la testimonianza di chiusura, la Lettera all'Alvarotto, si dispongono
lungo l'intero arco della sua produzione, occupando il ventennio tra il
1517 e il 1536 circa.
LUDOVICO ZORZI, Ruzante e i Cardinali, in GIANFRANCO DE BOSIO,
LUDOVICO ZORZI (a cura di), Recita fantastica del famossissimo Angelo
Beolco detto il Ruzante alla corte dei Cardinali Marco e Francesco Cornaro,
Firenze, Gruppo della Rocca, 1981
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