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Ruzante e il Cinema torna indietro di un passo
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[ Scheda | Fotogrammi | Video | Testimonianze dei Protagonisti | Presentazioni | Recensioni ]

Testimonianze dei protagonisti: intervista a Gianfranco De Bosio

"Ragusa, maggio.

Dunque il progetto sta andando in porto. In questi giorni Gianfranco De Bosio ha dato il classico (alquanto metaforico) primo giro di manovella al film La Betìa, ricavato dalla omonima commedia cinquecentesca di Angelo Beolco detto il Ruzante (da "ruzare, cioè scherzare, in lingua pavana). […]

Sappiamo, De Bosio, che il progetto di questo film, il primissimo dell’intera storia del cinema ad occuparsi di una trasposizione sul nastro di pellicola d’un testo teatrale di Ruzante, era nell’aria da molto tempo. Perché tante esitazioni e la scelta di realizzarlo a Ragusa (e poi a Dubrovnik) invece che nel Veneto, suo ambiente naturale di origine?

"Vi sono state motivazioni d’ordine tecnico. La primitiva scelta degli interpreti, ad esempio, poi cambiati. Ora i protagonisti, come molti ormai sapranno, sono Rosanna Schiaffino e Nino Manfredi. La proposta m’era venuta dal produttore Bini e io, avendo ormai nella pelle da tanto tempo Ruzante, mi ci sono buttato a corpo morto, con entusiasmo. Quanto alla scelta paesaggistica di certe zone jugoslave intorno a Dubrovnik, deriva da una realtà incontestabile: il paesaggio padovano è ormai un paesaggio troppo elaborato, troppo civilizzato. Io voglio ambientare le vicende del Ruzante in un mondo arcaico, in una campagna primitiva, e quindi ho dovuto cercarlo questo mondo là dove le strade sono ancora mulattiere, in ambienti in cui posso ritrovare una natura più primitiva e quindi più vicina alla violenza, alla rozzezza ed anche all’umanità semplice dei personaggi di Ruzante."

È rimasto fedele con la sceneggiatura alla struttura teatrale della "Betìa"?

"Me ne sono discostato completamente. Si tratta di una elaborazione essenzialmente cinematografica, pensata in modo esclusivo per lo schermo. Del resto dalla commedia ho preso solo il racconto centrale , allargando l’intreccio quindi ad altri spunti e motivi ruzanteschi".

La Schiaffino e Manfredi certamente sono nomi di sicuro esito commerciale. Però non sono veneti, anche se fisicamente ci sembrano molto adatti ai rispettivi personaggi. Come farà a fargli rispettare la parlata "rustica", il "pavano" cioè con cui Ruzante scrisse i propri testi? Sappiamo purtroppo che il cinema, operazione creativa ma essenzialmente industriale destinata per sua stessa natura a una larga diffusione, deve farsi comprendere da chiunque. Ora, nemmeno gli spettatori veneti "colti" riescono più a comprendere nella sua intierezza la parlata pavana, del resto da lei portata in tutta la sua colorità impulsiva sul palcoscenico.

"È mia intenzione operare una sorta di incontro tra l’italiano e il "pavano". Una operazione, me ne rendo conto benissimo, complessa e difficile in quanto si deve appunto restare nell’ambito di una totale comprensione del dialogo, senza con questo tradire la sostanza del testo. Per ora si lavora non in presa diretta, cioè col sonoro appiccicato a posteriori. Posso comunque dire che il ciociaro Manfredi e la ligure Schiaffino si doppieranno da sé". "

PIERO ZANOTTO, Per la prima volta Ruzante comparirà sugli schermi, in "Avvenire", 12/05/1971, pg.6

 

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