link alla homepage link alla direzione cultura della regione veneto
link al sito ufficiale del comune di piove di sacco
Presentazione dell'iniziativa
separatore
profilo storico
bibliografia essensiale su ruzante
i luoghi di ruzante
messinscene ruzantiane - separatore
opere di ruzante
Elenco degli spettacoli
Elenco dei registi
separatore
ruzante e la musica
separatore
iconografia ruzantiana
Ruzante ed il cinema
pulsante eventi - separatore
eventi / spettacoli
eventi / convegni
attività per le scuole
pubblicazioni
altri eventi
banda finale
Ruzante e il Cinema torna indietro di un passo
TITOLO
Presentazioni.

"Roma, 28 ottobre. Scritta in rustico pavano, la Betìa verrà recitata in italiano ma con inflessioni dialettali. La protagonista sarà Rosanna Schiaffino, in un contesto che vuole proporre il clima ruzantiano con la maggiore completezza: per questa ragione De Bosio, pur mantenendosi fedele al testo, intende integrarlo con qualche contaminazione, prendendo a prestito spunti e personaggi di altre opere, da La Moscheta a L’Anconetana.

[…] Le riprese verranno effettuate in Jugoslavia, dalla parti di Trebinje, poiché la campagna veneta si è troppo trasformata per poter consentire una certa attendibilità topografica. D’altra parte Trebinje non è lontana da Ragusa (oggi Dubrovnik), così veneta nelle linee dei suoi palazzi da permettere le riprese di una Padova di altri tempi. "

CARLO GIOVETTI, "Schiaffino e De Bosio veneti in Jogoslavia", 29 ottobre 1970,"Il Giorno", pg.17

"Roma 28 ottobre. "Il naturale fra gli uomini e le femmine è la più bella cosa che ci sia e per questo vogliamo andare col nostro naturale diritto e drittamente, perché se cavi la cosa del naturale ti va rovescia", scrisse il Ruzante nel prologo de La Betìa. E appunto perché dalle sue opere, delle quali è questa una delle più sanguigne e forti, si possono cavar fuori –come rileva Gianfranco de Bosio- non soltanto storie avvincenti ma un certo tipo di liberazione dell’istinto e della natura dell’uomo, importante per un pubblico di oggi, è nato il progetto di tradurre in film quell’opera, seguendo nelle linee essenziali il racconto della commedia, ma con una sceneggiatura assolutamente autonoma rispetto all’originale. Il progetto di questa produzione nacque in Alfredo Bini un anno fa, quando La Betìa venne presentata con vivo successo dal Piccolo di Milano per la regia di Gianfranco de Bosio. Subito il produttore affidò a De Bosio l’incarico di stendere il soggetto prima e poi la sceneggiatura che il regista ha elaborato con Guido Stagnaro.

[…] il film è infatti realizzato in coproduzione con la Jugoslavia e a Trebinje si è trovato l’ambiente contadino e il paesaggio pienamente adatto: basterà sovrapporre tetti di paglia a quelli in muratura delle case. Per i costumi l’impegno non sarà difficile in quanto, nota De Bosio, i costumi dei contadini povere del Cinquecento e quelli dei contadini poveri di oggi presentano ben poca differenza.

[…] Come si è detto, intenzione di de Bosio –il quale è un esperto delle opere di Angelo Beolco, detto il Ruzante […] – è quello di rispecchiare un po’ tutto il mondo delle opere di Ruzante: così ha inserito nel copione la figura del soldato bergamasco de La Moscheta, il rapporto di Zilio con il suo cane ispirandosi alla Anconitana"