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Paolo Sambin - Per le biografie di Angelo Beolco, il Ruzante, e di Alvise Cornaro
La Premessa di Ivano Paccagnella al libro di Paolo Sambin - Per le biografie di Angelo Beolco, il Ruzante, e di Alvise Cornaro.

Nella moderna critica ruzzantiana c'è uno spartiacque netto, ed è costituito dalla pubblicazione nel 1964 del saggio di Paolo Sambin su Lazzaro e Giovanni Francesco Beolco, nonno e padre del Ruzante. (Relazioni e aspetti di famiglia, lavoro e cultura). Con questo lavoro la biografia del Ruzzante usciva dall’alone sfumato che aveva autorizzato tante interpretazioni romantiche e anche tanta critica sociologistica infondata («frange fantasiose», le definisce Sambin) e si appoggiava finalmente a solida e sicura documentazione archivistica. In questa direzione, prima, si era collocato solo il pionieristico lavoro di Emilio Lovarini Notizie sui parenti e sulla vita del Ruzzante (1899) e programmaticamente, lo «scavo» storiografico di Sambin si riaggancia a quel metodo e a quei primi risultati: «La biografia è ferma ai preziosi studi di Emilio Lovarini, prodotti in un arco di 65 anni e sparsi nelle più diverse e spesso nascoste sedi o rimasti inediti . A lui ci rifacciamo riprendendo il suo scavo abbandonato».

In apertura di quel primo lavoro Sambin notava come, a fianco di studi critici «numerosi e spesso sottili , per una contraddizione amara e non infrequente nella storia letteraria, manchino, o quasi, quelle che a noi sembrano le impreteribili premesse di ogni interpretazione critica aderente: la biografia dell’autore e l’edizione critica delle opere». Quarant’anni dopo, se la prima condizione comincia ad essere soddisfatta (purtroppo non quanto vorremmo, specialmente per quanto riguarda la successione cronologica delle opere di Angelo Beolco), la seconda non è stata neppure affrontata, nonostante la benemerita edizione di Ludovico Zorzi4 e quelle parziali (Pastoral e Dialoghi), e con soluzioni non sempre condivisibili, di Giorgio Padoan. Con tutte le conseguenze per la comprensione, in primo luogo strettamente linguistica, del testo, stante il nesso inscindibile di filologia e storia linguistica.

I documenti non servono però solamente alla ricostruzione biografica. Nel documentare le acquisizioni terriere dei Beolco a Pernumia e Este, Sambin concludeva: «il che significa riconoscere come il Ruzante, uomo e artista, sia saldamente inserito nella trama ambientale padovana conquistata palmo a palmo dalla fervida attività degli ascendenti: nonno, padre e zio». La pubblicazione di contratti di servizio o di affittanza agricola serve ad illuminare come in Ruzzante «la creazione drammatica derivi dalla realtà concreta, meglio, da domestica osservazione e esperienza, rivissute con umana, calda simpatia e insieme con distaccata amarezza tra ironica e disperata». E ancora: «Ma soprattutto provano questi nuovi documenti quanto da vicino e a fondo avesse il Ruzante visto e sentito la carestia della povera gente. Quei contadini che, mendicanti e sfiniti di fame si spogliano del loro boccone di terra e ricevono dal Ruzante pochi ducati (quando non è una semplice promessa di futuro pagamento!) li vediamo sulla scena sotto le spoglie di Menego e Duozzo. tutto questo passa dalla realtà della gente e dei campi di Codevigo e Rosara alla scena teatrale di Fosson attraverso l’esperienza e l’arte del Ruzante». Che mi sembrano esempi fra i più felici di comprensione dei procedimenti artistici del Ruzzante.

La biografia di Ruzzante si ricostruisce dunque con l’appoggio sicuro sui documenti d’archivio: «ora l’archivio, provvido come di consueto, sfonda schemi deformanti e riconduce alla realtà». È una lezione proficua per Ruzzante, ma è indubbiamente prima di tutto una lezione di metodo storico, con valenze però critico-letterarie e anche filologiche. Così la retrodatazione della data di nascita di Angelo Beolco dal tradizionale 1502 al più tardi al 14966 permette anche un nuovo inquadramento dell’ipotesi di successione cronologica delle opere (per esempio La Pastoral non è più il frutto precocissimo di un giovane neppure ventenne e già imitatore avveduto di Boccaccio e Sannazaro). È un metodo che procede per piccoli passi, processi certosini costruiti su dati minimi: briciole («Due piccole briciole. E quando una biografia è in buona parte da costruire, anche i frammenti servono. Per il suo Ruzante ce lo ha insegnato il Lovarini»), «manatelle di schede», «lampeggiamenti archivistici» che si ordinano in una «indicativa e armonica convergenza di dati», in una «felice sequenza di documentate presenze».

«Documentate presenze». Eppure Paolo Sambin ha sempre piena coscienza della parzialità e provvisorietà di questo tipo di lavori, per quanto fissino puntelli limitati ma solidi nella ricostruzione biografica: «Presentiamo alcuni risultati parziali, che l’esplorazione archivistica non è ancora finita (se pure di fine e di completezza è lecito parlare in tal genere di ricerche)». E infatti l’archivio, indagato dagli eredi di una scuola tanto rigorosa, non cessa di offrire ancora nuovi dati e documenti7.
Mi si permetta un’ultima osservazione a questa che non vuole assolutamente essere né una giustificazione né una premessa all’edizione in volume di studi sparsi che si motiva da sola, nella lettura filata e nella sequenza compatta di dati che se ne ricava. E riguarda la scrittura storiografica piana e felice di Paolo Sambin, che porta il lettore passo dopo passo all’interno di una vita che si intravvede e si precisa documento dopo documento, in un clima di suspence che incoraggia anche il lettore non specialista.

Forse è la vicenda personale stessa di Ruzzante a offrirsi come un feuilleton: intrecci famigliari complessi, storie di figli illegittimi che si ripetono generazione dopo generazione; fortune economiche aleatorie, vicende d’affari e incarichi di lavoro da «fator» di casa Cornaro che si mescolano a quelli privati e alle passioni individuali, come quella per i cavalli; relazioni culturali disparate con artisti, architetti e artigiani, tipografi e scrittori, studenti e professori dello Studium, compagni d’arte; e su tutti la figura carismatica quanto Œingombrante’ di Alvise Cornaro. Resta il fatto che questa biografia che si ricostruisce su neutri e inespressivi documenti d’archivio si legge quasi come un romanzo.

Ivano Paccagnella

< Pubblicazione della Regione Veneto su Angelo Beolco | Poesia su Ruzante >

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